L'internazionalizzazione del ruolo delle Forze Armate ha messo in luce alcune carenze della preparazione militare italiana. La partecipazione al controllo degli accordi di pace richiede una forza militare adeguata.
E' finita l'epoca delle garanzie militari esterne, cioè sostanzialmente quella degli Stati Uniti. La presenza americana in Europa è necessaria per garantire l'equilibrio e la pace nel Vecchio Continente, ma non supplisce più alle carenze dei singoli Stati quando sono chiamati a svolgere compiti per il mantenimento o la restaurazione della pace.
Emerge la necessità di un sistema di sicurezza che preveda la possibilità di interventi di pacificazione. La "liberazione" dalla logica bipolare ha, infatti, aperto una fase di crisi che si prolungherà nel tempo, perchè diretta - anche in Europa - alla sistemazione dello scenario post-bellico.
Occorre procedere verso una effettiva integrazione militare europea nell'ambito della politica estera e di difesa comune.
Il bilancio della Difesa è stato sempre squilibrato a favore delle spese per il personale e correnti. Esso deve essere ripensato in funzione dei nuovi possibili compiti che si prospettano per le Forze Armate nell'ambito della diplomazia multilaterale.
Le modalità dell'espletamento di questa missione devono essere ripensate nel quadro della mutata situazione internazionale e nell'ambito del sistema delle alleanze internazionali del Paese, in particolare nella prospettiva della costituzione di uno strumento di difesa europea integrato.
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