Proposta di Legge per l'Istituzione della Riserva Territoriale
Un aggiornamento della situazione del nostro progetto di Riserva è d'obbligo, soprattutto alla luce della vittoria delle sinistre alle ultime elezioni che potrebbe dare luogo ad una politica distruttiva di quel poco che resta delle nostre Forze Armate.
Sappiamo benissimo che le nostre Forze Armate si sono trovate negli ultimi anni a dover fronteggiare impegni onerosi legati all’ordine pubblico (l’operazione Vespri Siciliani e gli interventi nel Sud Italia) e al supporto alle popolazioni in occasione di calamità naturali. Tali compiti, pur essendo ampiamente previsti, hanno parzialmente snaturato il ruolo delle Forze Armate a scapito della componente addestrativa di carattere puramente militare.
Il "Nuovo (!) Modello di Difesa", che nelle intenzioni iniziali doveva tener conto dei nuovi scenari ed impegni, si è più volte scontrato con le esigenze economiche dello Stato che ne hanno completamente indebolito l’efficacia ancor prima che si arrivasse ad una benchè minima attuazione.
Il crollo del muro di Berlino - e tutto ciò che è accaduto in seguito, dalla guerra del Golfo all'intervento umanitario in Somalia fino al nostro recente intervento in Bosnia, nel quale impieghiamo l’unica unità totalmente volontaria - la Brigata Garibaldi - che in qualche modo si è riuscito a mettere in piedi negli ultimi anni, ha permesso almeno di sollevare il velo su come in questi anni siano stati affrontati gli aspetti propri della condizione militare - professionalità, investimento, addestramento, competenza, scala gerarchica, normativa, compiti, ruoli, tecnologia - e il quadro che ne deriva, bisogna ammetterlo con coraggio, è sconsolante: pressapochismo, superficialità, opportunismo, vuoto politico, informativo e legislativo, burocrazia soffocante, sperpero, sindacalismo strisciante, e di recente anche corruzione.
Il nostro bilancio statale impone di fare alcune considerazioni sui costi necessari per l'efficienza di uno strumento militare degno di questo nome, del passaggio dall'esercito di popolo a quello professionale, dell'equipaggiamento necessario per dare efficacia di deterrenza e di intervento.
Poniamoci questa domanda: quale è il livello di "sicurezza" (inteso anche come capacità d’intervento in ambito internazionale) che il nostro Paese può permettersi e ancora quali sono gli strumenti (tecnologici e soprattutto umani) che garantiscono tale livello di "sicurezza" ad un rapporto costo/efficacia accettabile.
Assumendo che il livello di sicurezza minimo cui l’Italia può aspirare sia, in sintesi, definito dalla possibilità di partecipazione a complesse missioni internazionali non di pura facciata, dal tempestivo supporto alle popolazioni in caso di calamità naturale, dalla tempestiva difesa del territorio nazionale da qualsiasi minaccia esterna ed interna, dal controllo del territorio a supporto delle forze dell’ordine, vi è anche la possibilità che esistano strumenti che non siano stati ancora presi in dovuta considerazione.
Uno di questi strumenti che ha trovato applicabilità generale a livello internazionale e dimostrato efficacia in molti casi - dall'intervento nel Golfo al trattamento di emergenze nazionali come le alluvioni in Olanda - è la cosidetta Riserva, Guardia Nazionale, Difesa Civile: unità di soldati-cittadini motivati ed addestrati che complementano ed integrano le Forze Armate, quando necessario e dove necessario, in particolare per il concorso alla difesa territoriale ma anche per interventi di protezione civile e di controllo del territorio. Forze costituite da personale addestrato proveniente dalla società civile, da specialisti che vestendo l'uniforme portano con sè il bagaglio di competenza maturata nell'attività professionale, da volontari che si preparano addestrandosi nei weekend e da soldati professionisti al termine della propria attività di servizio attivo.
La nostra Nazione non ha una tradizione di volontariato a carattere militare nel dopoguerra. E la Riserva, così come è concepita in altre nazioni europee ed extra-europee, è un concetto poco comune nella nostra cultura.
Non si può nascondere la minore incidenza sul tessuto sociale delle organizzazioni della Riserva nelle Nazioni del Sud Europa rispetto a quelle anglosassoni o del Nord Europa, dovuta sia a problematiche di tipo economico che all'educazione civica tipica del cittadino di quelle nazioni.
Ma una modifica strutturale delle Forze Armate, che comporti il passaggio ad un esercito professionale e volontario necessariamente dimensionato per le esigenze di una situazione “normale”, non può sottovalutare il ruolo di forze che vadano a completare, in caso di crisi da qualunque causa originata, lo schieramento difensivo e a fornire una copertura territoriale completa. E la prevista riduzione e rarefazione della presenza militare sul territorio nazionale influenzerà notevolmente la possibilità di utilizzo a costi accettabili delle Forze Armate sia per l'ordine pubblico che per il supporto alle popolazioni, come dimostrato dai recenti interventi in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia e in occasione dell’alluvione in Piemonte del 1994.
A queste considerazioni “tecniche” si aggiungono le seguenti considerazioni di carattere “sociologico”: già oggi la riduzione di aliquote di giovani da utilizzare per il servizio di leva evidenzia una notevole sperequazione tra chi deve necessariamente servire in armi per assolvere al dovere, sancito dalla Costituzione, di difesa della Patria e tra chi ne è esentato (a volte avendo utilizzato il metodo della corruzione, altre volte avendo utilizzato strumentalmente lo status di obiettore di coscienza, normalmente per esubero).
La transizione verso l’esercito professionale toglierà, inoltre, pian piano ai giovani l’unica occasione codificata (il servizio di leva) per servire non professionalmente la collettività. Sarà poi la sensibilità di ciascuno a portare ad ulteriori occasioni di servizio attraverso il volontariato e, più raramente, attraverso la professione, ma la società degli anni 90 dimostra una notevole inclinazione giovanile all’egoismo ed al materialismo, un fenomeno che desta preoccupazione.
E’ necessario quindi evitare che la nostra gioventù cresca senza che ad essa siano ben chiari i concetti di dovere e servizio e senza che alla teoria dell’educazione civica, di cui dovrebbero farsi carico la famiglia e la scuola, non venga affiancata un’applicazione pratica di tali concetti.
Quindi, dovendo e volendo rendere obbligatorio per le giovani leve un periodo di servizio alla collettività, due strumenti sono ipotizzabili: un servizio civile, orientato ad attività sociali anche e soprattutto a carattere individuale (controllo ambientale del territorio, assistenza a domicilio, ecc..) ed un servizio in uniforme (è ovviamente una esemplificazione) di carattere prevalentemente collettivo orientato all’emergenza.
Senza entrare nel merito, è facilmente immaginabile che presupposti fondamentali per ottenere un corretto bilanciamento tra le due tipologie di servizio sono:
E’ necessario mettere in evidenza che entrambi gli strumenti sono necessari; non solo uno di essi, ad esempio il servizio civile, come ipotizzato da qualche politico in cerca di facili consensi.il rendere perfettamente comparabili onori ed oneri, vantaggi e svantaggi, in modo da permettere al giovane una scelta consapevole secondo le proprie reali ispirazioni; la completa separazione dei compiti senza sovrapposizioni dannose ed inutili. Infatti, per quanto più sopra descritto, non vi è attualmente, e speriamo non lo sia mai più, necessità di un coinvolgimento totale della popolazione giovanile in una struttura di tipo militare ma, contemporaneamente resta la necessità di insegnare al giovane cosa sia lo spirito di servizio ed il senso del dovere e della solidarietà. In questo il servizio civile è un veicolo idoneo di insegnamento.
Sempre per quanto più sopra descritto, vi sono ragioni tecniche che spingono verso il mantenimento di una forza non permanente utilizzabile in caso di necessità. Ma vi è anche l’esigenza, propria di ogni Nazione democratica, di non rendere le Forze Armate, specialmente quando la transizione da esercito di leva ad esercito professionale sarà completata, una struttura dell’apparato pubblico a sè stante, isolate nell’assolvimento dei suoi compiti, svincolate dalla realtà sociale, in poche parole ghettizzate. Al di là delle esigenze di rendere appetibile il servizio militare dal punto di vista economico (non vogliamo un esercito di mercenari) sarà necessario che venga mantenuto uno stretto rapporto tra la società civile e i militari, un rapporto che faccia sentire a questi ultimi l’apprezzamento per il ruolo ed i difficili e complessi compiti assolti da questi ultimi.
In questo senso il servizio in uniforme, di cui sopra, permetterà alle Forze Armate in servizio attivo di avere sia un serbatoio naturale di risorse da esaminare sul campo verificando l’idoneità e le capacità dei potenziali volontari al servizio professionale che una vetrina trasparente per rendere appetibile l’adesione per un servizio di più lunga durata.
In sintesi, viene proposta una organizzazione:
Qualche esempio:che permetta il completamento e/o creazione di unità complete ed addestrate mobilitabili rapidamente in caso di necessità; · che metta a disposizione strutture di supporto costituite da personale competente grazie alle professionalità acquisite nella vita civile (dottori, meccanici, ecc.); che, in accordo con il Ministero dell'Interno, operi a supporto delle Forze dell’ordine per il controllo del territorio e/o le esigenze di ordine pubblico; · che metta a disposizione del Dipartimento di Protezione Civile una massa di manovra, organizzata ed autosufficiente, orientata all'intervento umanitario a supporto della popolazione in caso di calamità naturali, in coordinamento con i Corpi dello stato a ciò normalmente delegati - Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato, ecc.; che disponga di personale proveniente dalla leva - fino al momento della sua eliminazione - e dalla ferma volontaria, di sottufficiali ed ufficiali al termine del proprio servizio attivo, di volontari, uomini e donne, che avendo optato per tale scelta, ricevino un sufficiente addestramento di base in un periodo di 3 mesi, addestramento completabile ed ampliabile nel corso del periodo di disponibilità da ciascuno sottoscritto e degli eventuali rinnovi; che operi su base regionale, minimizzando così costi e tempi di intervento ed usufruendo di una maggiore conoscenza del territorio di operazione; che svolga sessioni addestrative, sia individuali che di unità, per un numero fissato di giorni entro un arco temporale stabilito, utilizzando opportunamente equipaggiamenti e infrastrutture già normalmente disponibili per le Forze Armate; che, al fine di minimizzare i costi d'esercizio, utilizzi al massimo possibile la struttura organizzativa delle Forze Armate - Distretti Militari, Scuole, strutture sanitarie ed amministrative, ecc. -, mantenendo per le proprie esigenze un numero minimo di soldati, sottufficiali ed ufficiali in servizio permanente; che disponga di un proprio sistema di valutazione ed avanzamento parzialmente svincolato da quello delle forze in servizio attivo; che disponga di strumenti atti ad rendere meno oneroso possibile per il Riservista l'impegno richiesto, agevolandolo nei rapporti col mondo del lavoro ed offrendogli alcuni benefici (ad esempio, punteggio nei concorsi pubblici, coperture assicurative o integrazioni pensionistiche estese ai familiari) che rendano sufficientemente allettante la partecipazione volontaria. Gli esempi sopra accennati si riferiscono quasi sempre a situazioni reali che si verificano normalmente o si sono verificate in passato, nelle quali l’utilizzazione a massa delle forze in servizio attivo (Esercito, Carabinieri, Polizia) ha comportato oneri di tipo logistico ed economico notevoli e distolto grandi quantità di forze dai compiti istituzionali di più rilevante importanza.L’ufficiale dei Carabinieri di complemento, esperto di informatica e abitante a Milano utilizzato quale comandante di un plotone di carabinieri del Corpo abitanti a Milano o dintorni, per dare supporto di ordine pubblico in occasione del derby di calcio Milan - Inter, che da sempre richiede una quantità di forze di polizia superiore al normale, forze provenienti da tutto il nord-Italia con gli evidenti inevitabili costi. Date le competenze professionali, può essere anche impiegato alle dipendenze di una Prefettura lombarda per una emergenza di tipo metereologico per effettuare rilevazioni e stima di interventi su centri di elaborazione dati allagati. In estate il corpo dei Vigili del fuoco non è sufficiente a garantire la sorveglianza incendi sull'intero territorio nazionale. In Liguria una compagnia di fanteria della riserva territoriale completamente autosufficiente può fornire personale per turni di sorveglianza preventiva ed una aliquota mobilitabile per interventi d'emergenza. Il medico pugliese, arruolatosi volontariamente nel Corpo, può coadiuvare le autorità sanitarie locali nei controlli sanitari di alcune migliaia di profughi provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico. Per la sorveglianza delle coste atta ad impedire l'immigrazione clandestina unità di fanteria del Corpo operanti sul territorio delle Marche, Abruzzo e Puglia possono essere mobilitate a supporto delle forze di polizia. Unità di cavalleria e di artiglieria contraerea del Friuli-Venezia Giulia possono essere mobilitate ad integrazione di analoghe forze in servizio attivo a seguito di pericolosi sviluppi del conflitto nella ex-jugoslavia. Analogamente a quanto accaduto alle Olimpiadi di Atlante, anche alle Olimpiadi del 2004, se assegnate a Roma, potranno essere utilmente impiegate unità della Riserva per completare ed integrare l’apparato di sicurezza e controllo. E ciò può accadere per ogni evento sportivo e non che richieda una grande mobilitazione di risorse umane. Considerazioni di carattere economico e finanziario
Nella valutazione di provvedimenti che introducono modifiche organizzative all’apparato statale e nella considerazione delle precarie condizioni economiche in cui versa lo Stato a causa del debito pubblico, non si può non considerare con attenzione i costi derivanti dall’introduzione di una nuova entità, quale è il Corpo di Riserva Territoriale, nella struttura organizzativa dell’Amministrazione della Difesa. Esigenze di bilancio hanno già inciso notevolmente sull’efficacia operativa delle nostre Forze Armate e sulle sue capacità di far fronte agli scenari di politica internazionale e di difesa nazionale che il crollo del muro di Berlino ha originato.Ove si voglia rapidamente giungere ad un esercito di professionisti e volontari (l’esempio francese insegna che con una politica chiara e determinata si può raggiungere l’obiettivo in un periodo ragionevole) e ove si consideri le mutate esigenze che non rendono più necessario un numericamente elevato esercito di campagna privilegiando mobilità, flessibilità e tecnologia, è evidente che le Forze Armate sono destinate (e il Nuovo Modello di Difesa già ne sancisce il principio) a ridurre le proprie dimensioni. Fermi restando gli interventi di razionalizzazione dell’apparato militare - ad esempio, la unificazione delle procedure amministrative con l’eliminazione delle duplicazioni esistenti all’interno delle singole Forze Armate, oppure il passaggio di tutte le competenze amministrative a personale civile in organico a ministero diverso da quello della Difesa -, i risparmi derivanti dalla riduzione numerica non potranno che essere, come minimo, pareggiati dall’aumento della qualità del personale, dovendo le Forze Armate essere messe in condizioni di acquisire e mantenere personale volontario professionalmente qualificato.
Come descritto nella prima parte, anche supponendo di voler tarare le dimensioni e i compiti assolvibili dalle Forze Armate sulla situazione internazionale attuale e su un numero concreto ancorchè limitato di scenari da gestire, è evidente che non possono essere completamente trascurati tre elementi la cui variabilità nel tempo non permette una pianificazione statica: la difesa del territorio nazionale da nemici esterni, nemici interni e dalla natura.
L’istituzione della Riserva Territoriale deve quindi costituire un altro tassello dell’organizzazione dello Stato atto a ricoprire un ruolo di volano per integrare gli interventi della Forze Armate nei 3 casi sopra riportati. Alla Riserva Territoriale dovranno quindi essere conferite le risorse finanziarie più opportune all’interno del bilancio dello Stato secondo le seguenti linee guida:Nemici esterni: per quanto una invasione del territorio nazionale sia una eventualità giudicata remota da tutti gli osservatori, la recente guerra in Bosnia (alle porte di casa nostra) ha dimostrato che la guardia non va abbassata tout court. Nemici interni: il terrorismo è abbastanza lontano nella memoria storica, ma la situazione politica attuale non permette di trascurare l’eventualità della nascita di un indipendentismo che sfoci nella ricerca violenta della secessione. Natura: l’Italia è una nazione a rischio sismico e il dissesto idro-geologico è tale che, purtroppo, l’eventualità di un intervento a massa di protezione civile è sempre dietro l’angolo. Per quanto riguarda l’utilizzazione di tali risorse senza sprechi, la Riserva Territoriale dovrà essere organizzata secondo le seguenti linee guida:Data la dipendenza organizzativa prevista dal Ministero della Difesa, il Corpo di Riserva Territoriale dovrà trarre il proprio sostentamento finanziario per le attività ordinarie relative all'arruolamento, addestramento, equipaggiamento ed amministrazione da un capitolo apposito predisposto nel Bilancio della Difesa. La copertura finanziaria relativa all'impiego delle unità / singoli dovrà avvenire su capitoli di spesa predisposti e dettagliati nei Decreti Presidenziali, Ministeriali o Regionali di attivazione. mantenimento di una minima struttura in servizio permanente, principalmente dedicata al mantenimento delle relazioni funzionali con le strutture organizzative di riferimento: Difesa, Protezione Civile, Ministero dell’Interno; utilizzo delle strutture sanitarie delle Forze Armate per la verifica dello stato psico-fisico dei Riservisti; utilizzo della struttura amministrativa e contabile delle Forze Armate; utilizzo dell’organizzazione addestrativa delle Forze Armate, con completamento ed aggiornamento della base addestrativa presso i Reparti; inserimento nell’organizzazione dei Distretti Militari per quanto riguarda l’arruolamento; utilizzazione, con appositi criteri di rotazione, dell’equipaggiamento di reparto a disposizione nei depositi di mobilitazione e nei reparti di riferimento; fornitura del solo materiale di equipaggiamento personale strettamente necessario. Considerazioni sul periodo di transizione
Vediamo alcuni scenari che riguardano il periodo di transizione da esercito di leva ad esercito professionale e volontario.1° scenario:
a) graduale passaggio da esercito di leva ad esercito professionale, con mantenimento della lunghezza del periodo di leva ad 1 anno,
b) istituzione della Riserva con utilizzazione parziale obbligatoria anche di personale proveniente dal servizio di leva al termine del servizio,
c) istituzione successiva del servizio civile con introduzione dell’obbligo di scelta tra il servizio civile e la riserva per il personale in esubero.
Questo è lo scenario su cui si basa la nostra proposta; esso basa la sua efficacia sull’obbligatorietà della scelta di un servizio da parte delle leve giovanili.
2° scenario:
a) graduale passaggio da esercito di leva ad esercito professionale, con mantenimento della lunghezza del periodo di leva ad 1 anno,
b) istituzione della Riserva con utilizzazione solo volontaria anche di personale proveniente dal servizio di leva al termine del servizio,
c) istituzione successiva del servizio civile con introduzione dell’obbligo di scelta tra il servizio civile e la riserva per il personale in esubero.
Si può ipotizzare una notevole diminuzione del valore di k fino al momento della fase c); è possibile prenderlo in considerazione quale periodo di sperimentazione; ha il vantaggio di eliminare la sperequazione tra giovani obbligati a servire in armi nella leva e giovani esonerati per esubero.
3° scenario:
a) graduale passaggio da esercito di leva ad esercito professionale, con mantenimento della lunghezza del periodo di leva ad 1 anno,
b) istituzione della sola Riserva con utilizzazione obbligatoria o volontaria anche di personale proveniente dal servizio di leva al termine del servizio,
Oltre al mantenimento dell’iniqua sperequazione tra giovani obbligati a servire in armi nella leva e giovani esonerati per esubero fino al momento dell’abolizione della leva obbligatoria, a regime la Riserva sarebbe dipendente in quantità da una pura scelta del personale in esubero. La fiducia di poter ricoprire i ruoli della Riserva in questo modo, ferma restando la situazione attuale di sfiducia generale nelle istituzioni dello Stato, è alquanto limitata.
4° scenario:
a) graduale passaggio da esercito di leva ad esercito professionale,
b) istituzione sincronizzata della Riserva e del servizio civile con introduzione dell’obbligo di scelta tra il servizio civile e la riserva per il personale in esubero,
c) riduzione del periodo di servizio a 3 mesi per l’addestramento di base ed abolizione del servizio di leva obbligatorio.
Questo scenario, il più semplice dal punto di vista dei risultati ma il più complicato dal punto di vista dell’attuazione, richiede preliminarmente la messa in opera di meccanismi che rendano certa per le Forze Armate l’acquisizione delle risorse umane necessarie per il proprio funzionamento. Non è qui possibile alla data ipotizzare con certezza quale può essere l’anno z per una rivoluzione così radicale.
In conclusione, una politica militare che deve fare i conti con esigenze di bilancio che non permettono di rendere sufficiente lo strumento a tutte le sue esigenze di impiego non può non cercare d'integrare nel miglior modo possibile forze vitali della Nazione, disponibili quando necessario, dove necessario, con competenze calibrate per alcuni scenari e quindi di immediata utilità.
Ma la Riserva Territoriale deve e può essere una parte della risposta alla richiesta di "sicurezza" del nostro Paese; una risposta responsabile proveniente dal cuore della società: i suoi appartenenti, tutti noi.
Per consultare il testo della proposta, cliccare qui . Siamo disponibili a discutere ogni vostro contributo.