I mali che affliggono la nostra società sono molteplici ed hanno radici lontane. La criminalità può essere considerata al tempo stesso uno tra i principali di questi mali, ma anche un sintomo del malessere in cui si dibatte il mondo contemporaneo.
Come la febbre misura il livello della gravità di una malattia, così la diffusione della criminalità misura il livello di insoddisfazione di una società.
Per tale motivo non sarà inutile dare un'occhiata a come si sia evoluta tale diffusione nella società a noi più vicina e che ci sta più a cuore, e cioè nella società italiana. Per fare questo vi invitiamo a visitare l'Osservatorio sulla criminalità in Italia, dal quale si può vedere come i delitti denunciati in Italia siano passati dai 500.000 del 1900 al 1.000.000 del 1968 fino ai 3.000.000 dei nostri giorni.
Ma se questa è la situazione generale dell'andamento della criminalità, peggiorata costantemente nel corso del 1900, con un'accelerazione impressionante dalla fine degli anni '60, vi è da chiedersi quali siano le cause che hanno innescato questo processo.
Se teniamo conto che il fenomeno è maggiormente diffuso nei paesi più ricchi ed industrializzati (gli Stati Uniti stanno peggio di noi), e, all'interno di questi, le aree urbane sono più colpite di quelle rurali, possiamo stabilire alcune equazioni che ci aiuteranno ad individuare le cause dell'aumento della criminalità.
La prima equazione è "più industrializzazione = più consumismo".
A prima vista potrebbe sembrare una constatazione priva di attinenza con il nostro ragionamento. Ma non è così. Innanzitutto giustifichiamola. L'industria per vivere ha bisogno di vendere i suoi prodotti. Per essere venduti questi devono andare incontro ai desideri della gente o comunque devono suscitare interesse, stuzzicare voglie e desideri. La pubblicità è maestra in questa arte. Gli uomini divengono così consumatori e sono sempre più attratti da ciò che viene loro proposto su giornali, schermi televisivi, monitors di computer.
Questi desideri occupano la mente e la distolgono da quei sentimenti e da quei ragionamenti che, in assenza di tante distrazioni, hanno sempre sospinto l'uomo a cercare le ragioni ultime per le quali esiste, nasce, vive, si sposa, mette al mondo dei figli e, al termine della sua esistenza, muore. Distolgono la mente dalla contemplazione della natura e dalla ricerca dei motivi per cui essa esiste e di come possa essersi formata. La distolgono dal pensiero di cosa possa esserci oltre la vita e di come si possa oltrepassare queste barriere di carne nelle quali è contenuto il nostro essere.
Ecco allora che possiamo passare alla seconda equazione "più consumismo = meno valori".
Laddove con il termine valori definiamo tutti quei sentimenti e ragionamenti sopra descritti. O meglio, le risposte alle domande ultime che l'uomo si è sempre posto.
Ma questi valori come hanno orientato in passato la società e come possono orientarla -se presenti- o disorientarla -se assenti- in futuro?
Alleanza Nazionale ha fornito le sue risposte al riguardo in una "Carta dei valori" presentata dal suo Presidente Guanfranco Fini il 4 marzo 2000.
Dalla lettura di questa Carta si comprende come Alleanza Nazionale sia un movimento politico che fonda la propria azione su valori che trascendono la sfera dell'interesse economico e del puro materialismo.
Pur perseguendo lo sviluppo economico e il progresso materiale della società, Alleanza Nazionale cerca di farlo avendo sempre come punto di riferimento i valori della vita, della famiglia, della società intesa come insieme di uomini liberi, dello stato inteso come garante della legalità, della patria italiana e della patria europea intese come territori sui quali si sono nate e si sono radicate le tradizioni più profonde del nostro popolo.
Venendo meno questi valori gli interessi egoistici e materiali di singoli e gruppi hanno prevalso, e come succede ogni volte che vengono a mancare i punti di riferimento, gli istinti meno nobili hanno sospinto l'uomo a farsi imbroglione, ladro ed anche assassino.
E questa è la terza equazione: "meno valori = più criminalità".
Che ha il suo rovescio in: "più valori = meno criminalità"
Questa è la vera strada per ridimensionare il fenomeno criminale, che, ricordiamolo, non potrà mai essere eliminato, dacchè l'uomo è un essere imperfetto, ma che può essere riportato a dimensioni ben più ridotte delle attuali facendo tornare a funzionare, anzichè i tribunali, le coscienze.