Progetto Sicurezza Milano

Il coordinamento delle misure di sicurezza adottate dai privati


A Milano circa 10.000 soggetti -privati cittadini, esercenti, piccole, medie e grandi imprese- ricorrono ai servizi offerti dagli Istituti di Vigilanza.

Assai più numerosi (forse centinaia di migliaia) coloro che impiegano sistemi di sicurezza e impianti d'allarme a tutela dei propri beni.

Per quanto riguarda i servizi resi dagli Istituti di Vigilanza, il più diffuso è il "collegamento d'allarme con pronto intervento", ma numerosi sono anche i "giri di ronda con verifica periodica dell'integrità dei siti" e i "presidi fissi" a determinati obiettivi.

Relativamente ai sistemi di sicurezza il più semplice è la porta blindata, i più sosfisticati sono gli impianti d'allarme e i sistemi televisivi a circuito chiuso.

L'insieme di questi servizi e sistemi sono sempre stati decisi e realizzati seguendo essenzialmente una logica di trattativa bilaterale tra appaltatore ed appaltante, nel convincimento che la scelta di proteggere un'auto, un'abitazione, un negozio, un'azienda con un determinato impianto d'allarme o con un determinato sistema antirapina o antifurto rientri in una sfera di decisione esclusivamente privatistica.

Non si è mai neppure tentato di coordinare gli stessi se non a cura di singole associazioni di categoria e con scarsi risultati.

Ma anche in questo settore subentra l'interesse pubblico nel momento in cui:

Si propone pertanto di:

  1. Costituire un Comitato a livello cittadino, con modalità e natura giuridica da individuare, al fine di favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta dei servizi di vigilanza privata e degli impianti antirapina ed antifurto, in un quadro di coordinamento che abbia presenti gli interessi dei cittadini nel campo della sicurezza.

  2. Offrire a questo Comitato una sede ed una veste ufficiali che gli consentano di convocare con autorevolezza le parti interessate ai vari problemi per approfondire le necessità di ciascuno e per prospettare soluzioni che tengano conto anche delle esigenze della collettività.

  3. Affidare alle cure di questo Comitato l'individuazione di problematiche di sicurezza che possano trovare soluzione nell'incontro tra l'offerta di soggetti privati (Istituti di Vigilanza e produttori / installatori di impianti di sicurezza) e la domanda di altri soggetti (privati o pubblici) eventualmente consorziati allo scopo.

  4. Affidare alle cure di questo Comitato l'individuazione di agevolazioni e / o incentivazioni che facilitino il ricorso ai servizi privati di sicurezza, con lo scopo di elevare il livello di sicurezza della collettività, riducendo l'impegno delle Forze dell'Ordine in taluni settori, in modo da consentire alle stesse di potersi dedicare con maggior impegno nell'azione di contrasto in altri settori.

A titolo di esempio si descrivono due possibili progetti che potrebbero essere utilmente approfonditi da un siffatto Comitato.

Primo progetto

  1. Si suddivide il territorio cittadino in un determinato numero di settori e sottosettori.

  2. All'interno di ciascun sottosettore si individuano gli obiettivi privilegiati degli attacchi dei malviventi (sportelli bancari, uffici postali, gioiellerie, farmacie, tabaccherie, grandi magazzini, supermercati, esercizi commerciali ecc.)

  3. Si analizza di quali e quanti servizi di vigilanza questi soggetti già fruiscano.

  4. Si elabora congiuntamente agli interessati (in prima istanza con i rappresentanti delle singole categorie) un piano di riorganizzazione di tali servizi favorendo la condivisione dei medesimi, in modo da pervenire a costi sostenibili che incoraggino l'ingresso nel "consorzio" di nuovi soggetti.

Secondo progetto

  1. Si esamina quanti siti sul territorio siano già dotati di impianto antirapina TVCC per la registrazione delle immagini o per il controllo locale.

  2. Si propone ai responsabili di tali siti di collegare questi impianti ad un Centro privato di supervisione.

  3. Si stringono accordi con questi Centri privati affinchè, in caso di evento criminoso accertato, le immagini delle telecamere vengano immediatamente ritrasmesse alle Centrali operative di Polizia o Carabinieri, al fine di consentire a questi ultimi interventi mirati e tempestivi.


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