Commissione Protezione Civile
Protezione Civile
Il Servizio della Protezione Civile
Il suo compito è quello di tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da alti eventi calamitosi.
La protezione civile così come la conosciamo dai notiziari o dai giornali nasce in Italia con la legge 225 del 1992, fino al quel momento si parlava, infatti, di difesa civile, e, purtroppo ha avuto il suo bel da fare in questi anni intervenendo in tante micro e macro emergenze che si sono verificate in Italia Alluvione del Polesine 1951, Vajont 1963, Alluvione di Firenze 1966, Terremoto del Belice 1968, Terremoto di Tuscania 1971, Terremoto del Friuli 1976, Terremoto dell'Irpinia 1980, Versilia, 1996, Umbria 1997, Sarno e Quindici 1998, Alessandrino 1999 e in Europa (Missione Arcobaleno).In tutte queste emergenze la protezione Civile è intervenuta attuando quelle fasi di soccorso e ripristino che rientrano nei compiti delle attività; avvalendosi del concorso di tante persone ed Enti: quelli Istituzionali (Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia, U.S.L, Comuni) e quelle del Volontariato, fra cui le Misericordie italiane, il F.I.R. (Federazione Radioamatori Italiana), A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini); tutti insieme per poter soccorrere, aiutare e consolare tantissime persone colpite da eventi calamitosi.
Ma compiti della protezione civile sono anche quelli della previsione e prevenzione, in altre parole lo studio e l'attuazione di tutte quelle misure intese a prevedere e prevenire i rischi degli eventi naturali e/o causati dall'uomo, attuando ove è possibile quegli accorgimenti atti a far sì che l'evento non accada.
Prevenzione
La prevenzione che l'Unità Organizzativa Protezione Civile può fare è una prevenzione "non strutturale", cioè non legata ad opere pubbliche o ad interventi concreti sul territorio (difese spondali, consolidamenti d’argini, protezione di centri abitati, consolidamento di versanti o di sgancio di frane, cioè la riduzione di parti di roccia pericolanti, etc.).
La prevenzione non strutturale è anche una buona pianificazione territoriale e urbanistica, attenta alle esigenze ambientali e all'equilibrio idraulico e geologico: ma tutto questo riguarda gli urbanisti, regionali, provinciali e comunali, non la Protezione Civile.
La prevenzione, o più esattamente, la mitigazione del rischio che spetta all'Unità Organizzativa Protezione Civile è l'insieme di quattro elementi:
Quello che gli anglosassoni definiscono preparedness, o preparazione all'emergenza.
In questo modo, si vuole diffondere nei cittadini e negli operatori specializzati la consapevolezza della necessità di convivere con il rischio, di definire quale sia il rischio accettabile, e di sviluppare comportamenti sociali e organizzativi che minimizzino il rischio, cioè il danno atteso.
Pianificazione
La pianificazione d’emergenza non è compito diretto della Regione, ma alla Regione spetta la definizione d’indirizzi per la pianificazione provinciale e comunale, attraverso una Direttiva specifica.
La legge assegna attualmente alle Province e ai Comuni la capacità pianificatoria in materia di protezione civile, ma c'è ancora molta strada da fare sul terreno della chiarezza delle responsabilità e delle attribuzioni, soprattutto in materia di gestione dell'emergenza.
In ogni caso, la legislazione regionale lombarda individua anche altri soggetti che possono pianificare scenari d’emergenza particolari conseguenti a rischi esistenti sul proprio territorio: le Comunità Montane e i Parchi. Si tratta di un livello di pianificazione intercomunale che molto spesso è inevitabile, sia per l'estensione del rischio, sia per la ridotta dimensione dei Comuni interessati (in genere montani) e quindi per le scarse risorse, umane e finanziarie, disponibili per la pianificazione e la mitigazione del rischio.
Che cosa deve prevedere un Piano d’Emergenza (già denominato "piano di protezione civile").
A livello provinciale, deve individuare (sulla base del relativo Programma di previsione e prevenzione) gli scenari di rischio prevalenti sul territorio, ed entrare nel dettaglio degli strumenti di monitoraggio e preannuncio solo per le situazioni "di livello provinciale", cioè che possano travalicare gli ambiti di un comune o di una comunità montana. In questi casi, agli scenari possibili dovranno corrispondere dei "modelli d’intervento" predeterminati, con una check list in cui sia definita una procedura operativa nella quale sia chiaro e leggibile " chi fa che cosa".
Meno importante, rispetto ad una tendenza di qualche anno fa, è il censimento dei mezzi e dei materiali disponibili per l'emergenza, così come i numeri di telefono dei responsabili dei servizi interessati, o gli indirizzi. Infatti, tutti questi dati sono molto variabili nel tempo, e implicherebbero un aggiornamento continuo nel tempo del Piano, pena la sua assoluta inutilità.
Per questo oggi si tende ad informatizzare il Piano, anzi a "metterlo in rete", cioè su Internet, dove tutte le informazioni possono essere visibili, condivise e, nel caso, modificate in tempo "quasi" reale.
Il vero punto di forza di un Piano d’Emergenza sono l'accuratezza degli scenari di rischio individuati, con le possibili conseguenze in termini d’aree colpite, di popolazione e attrezzature coinvolte, una cartografia accurata, e quant'altro sia necessario per trarre delle conseguenze operative e procedurali da una situazione di rischio con cui occorre abituarsi a convivere.
A livello comunale, lo schema resta fondamentalmente analogo, salvo il necessario maggiore approfondimento di scala e di scenario (o di più scenari cui possono corrispondere diverse tipologie d’intervento, in una sorta di "albero delle possibilità" che deve il più possibile essere predeterminato).
Il concetto - chiave della pianificazione d’emergenza è in ogni caso: cercare di prevedere tutto, ma lasciarsi un margine di flessibilità per l’"assoluto imprevedibile". Il modello che abbiamo in mente è il manuale operativo degli aerei, la check list che i piloti seguono scrupolosamente anche dopo anni e anni di pratica, come se fosse la prima volta.
La procedura deve diventare automatica, ma il modello di risposta all'emergenza deve essere sufficientemente flessibile e snello per affrontare situazioni non previste.
Esercitazioni
Il logico e indispensabile corollario della formazione e della pianificazione è l'addestramento sul campo, cioè l'esercitazione.
Questa deve mirare a verificare, nelle condizioni più estreme e diversificate, la capacità di previsione dell'evento, ma soprattutto quella di risposta da parte di tutte le strutture interessate.
In realtà è noto che finora le esercitazioni, soprattutto se coinvolgono il volontariato, non riescono ad essere verosimili, cioè, ad esempio, improvvise: questo perché i volontari hanno bisogno di un’autorizzazione del Prefetto anche per le esercitazioni, e quindi il datore di lavoro deve conoscere con anticipo quando il volontario s’assenterà. E' evidente come, con questo meccanismo, non si può chiedere ai volontari una pronta risposta comparabile con quella dei Vigili del Fuoco professionisti, ma solo una funzione di supporto e rincalzo, a giorni dallo scatenarsi dell'evento.
E difficilmente, del resto, le esercitazioni riescono a coinvolgere la popolazione per le evacuazioni, o tutte le forze dell'Ordine o l'Esercito per una simulazione perfetta.
Molto c'è ancora da fare, quindi, ma la Regione Lombardia ha scommesso molto sulla capacità del volontariato di protezione civile di inserirsi da protagonista nel nuovo "sistema" regionale, da un lato con esercitazioni e interventi operativi reali anche al di fuori del territorio regionale, dall'altro con un "Progetto Qualità" che si dovrebbe rendere concreto nel 2000 con la certificazione di qualità delle associazioni di volontariato, per la prima volta in Italia.
Formazione
La formazione avviene attraverso una molteplicità di corsi che l'Unità Organizzativa Protezione Civile ha messo in cantiere:
Corsi di formazione di base e aggiornamento per i Sindaci, in considerazione del loro ruolo primario nella gestione delle emergenze di protezione civile. Questi corsi sono organizzati in collaborazione con l'Iref (Istituto Regionale di Formazione) su base provinciale; hanno una durata di due giornate, e sono articolati in una parte teorica e una pratica applicativa.
Corsi di base e avanzati per responsabili d’organizzazioni di volontariato di protezione civile. Questi corsi sono svolti in collaborazione con l'Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Sociologia, e mirano alla formazione di quadri dirigenti d’organizzazioni di volontariato. Sono corsi di 40 ore, svolti una volta la settimana (il sabato) e prevalentemente a carattere teorico.
Corsi di base per dipendenti regionali, e pubblici in generale. Anche questi corsi sono organizzati con l'Iref, e intendono promuovere la diffusione di una cultura generale di protezione civile per chi potrebbe essere coinvolto nella gestione di una situazione d’emergenza. Sono corsi della durata di 40 ore, di tipo teorico-pratico.
Corsi avanzati di Disaster Management per la formazione di "Coordinatori d’Emergenza" a livello regionale, provinciale e locale. Sono corsi "lunghi" (200 ore, quasi sei mesi di durata) per formare tecnici specializzati in gestione dell'emergenza, secondo un programma molto diffuso nei paesi anglosassoni, con una forte componente teorica e un’intensa attività pratica ed esercitativa. Sono gestiti dall'Iref e prevedono la presentazione di una tesi finale per il conseguimento dell'attestato: una nuova figura professionale che attende il giusto riconoscimento a livello nazionale.
Corsi di base per insegnanti e formatori scolastici: sono corsi attualmente allo stadio di progetto, ma fondamentali per assicurare la diffusione della cultura dell'autoprotezione nella scuola, a tutti i livelli.
Corsi avanzati e specialistici per tecnici redattori dei Piani d’Emergenza. Sono corsi attualmente allo stadio di progetto, rivolti alla formazione di geometri, ingegneri, architetti, geologi che possono essere chiamati da Enti pubblici a vari livelli a redigere i piani d’emergenza (già "piani di protezione civile") a livello comunale o provinciale o di comunità montana.
Informazione
La Protezione Civile ha gran necessità di comunicare, non solo con gli addetti ai lavori, ma con tutti i cittadini, per spiegare meglio in che cosa consiste l'impegno dei "tecnici" di protezione civile, e soprattutto per diffondere la cultura di protezione civile.
La base d’ogni discorso sulla riduzione del rischio personale, infatti, è l’autoprotezione, cioè la capacità per ciascuno di noi d’essere consapevole dei rischi che ci circondano, e di assumere comportamenti responsabili perché questi rischi non si traducano in danni per noi e per gli altri.
Gli strumenti con i quali l'Unità Organizzativa Protezione Civile comunica la propria attività, oltre al sito WEB, sono:
Protezione Civile NEWS: è la newsletter, l'organo d’informazione dell'Unità Organizzativa Protezione Civile regionale, ha cadenza bimestrale ed è tirata in 2.500 copie diffuse presso le Direzioni regionali, i Comuni, le Province, le Prefetture, altri Enti locali e le Organizzazioni di Volontariato di protezione civile;
Televideo Rai (RaiTre): a pagina 522 del Televideo RaiTre si trovano normalmente utili indicazioni sul comportamento da tenere in caso d’emergenza per calamità naturali (frane, alluvioni, terremoti), e per eventi tecnologici (incidente industriale, versamento sostanze tossiche, etc.). Durante un'emergenza, le pagine sono aggiornate periodicamente e forniscono notizie e informazioni utili alla popolazione rispetto all'evento in atto;
I quaderni di Protezione Civile: sono pubblicazioni monografiche su temi specifici (es.: il volontariato, la prevenzione, etc.), in cui si fa il punto dei risultati raggiunti e delle prospettive delle azioni in corso per l'ottimizzazione del sistema; un ulteriore momento di riflessione e di feedback offerto al pubblico e agli operatori di protezione civile.
Corpo Forestale